Tour 7 Passi - Marmary | Itinerari in moto | Foto gallery

ARABA FENICE
MARMARY
Nella vita si è ciò che si vuole essere
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Tour 7 passi: Mortirolo, Stelvio, Umbrailpass, Fuorn, Resia, Palade, Tonale per un totale di 610km.

Itinerario che va preso con un discreto allenamento alle spalle considerando almeno 10/12 ore di moto!!!
Partiamo da Verdello, percorriamo la SP122 fino a Urgnano, quì prendiamo a sx per Zanica teniamo sempre la principale fino allo svincolo, a dx SS591, per imboccare la superstrada con direzione Lovere, usciamo dalla SS591 per transitare sulla SS42, strada del Tonale e della Mendola, teniamo sempre la principale transitando da: Tresore Balneario, Entratico, Casazza, Spinone al Lago, Endine Gaiano, Darfo Boario Terme, Breno, Malonno, Edolo, qui prendiamo a dx con info Ponte di Legno, SS42, lasciamo la principale, a sx per Monno Passo del Mortirolo 1.852 m/slm 1° Passo, arriviamo dopo alcuni km al passo e scolliniamo alla volta di Tiglio, qui prendiamo a dx per Sondalo e successivamente Bormio. Raggiungiamo Bormio e seguiamo le info per il Passo dello Stelvio 2.758 m/slm 2° Passo, strada carrozzabile più alta d'Europa, foto di rito con decine di moto di tutti i generi e scendiamo alcuni km fino al bivio, a dx per entrare in Svizzera attraverso l' Umbrailpass 2.503 m/slm 3° Passo, proseguiamo scendendo verso Santa Maria, qui prendiamo a sx, strada 28, con direzione Zernez attraversando il Passo del Fuorn 2.149 m/slm 4° passo. Arrivati a Zernez prendiamo a dx, strada 27, con direzione Susch, Scuol, Strada, poco dopo Strada entriamo in territorio Austriaco e seguiamo le info per il Passo Resia - Italia, sosta per foto al Passo Resia 1.504 m/slm 5° Passo, con il suo caratteristico campanile che affiora dal laghetto artificiale, riprendiamo il nostro tour seguendo la principale, SS40, con direzione Merano, poco dopo Merano seguiamo le info per il Passo delle Palade 1.518 m/slm 6° Passo, SS238, scolliniamo dal passo e scendiamo verso Fondo, qui prendiamo a sx per il Passo del Tonale 1.883 m/slm 7° Passi, pausa per ammirare il panorama sul comprensorio dell' Adamello e scendiamo verso Ponte di Legno, SS42, teniamo sempre la principale ariivando così a Edolo e ripercorrendo a ritroso la stessa strada del mattino arriviamo in tarda serata a Verdello.
Info più dettagliate le trovate al link: Roadbook

Osservazioni:
Le strade percorse sono in generale in ottime, prestare attenzione alla strada che scende da Passo del Tonale perchè parecchio sconnessa.

Curiosità:
Il passo dello Stelvio,
classificabile come una salita alpina lunga, dal grande dislivello e dalla grande quota altimetrica raggiunta, con pendenze di media difficoltà, è una salita affascinante e impegnativa da tutti e tre i versanti (italiani e svizzero).
Il più difficile è però quello italiano-altoatesino che, a partire da Prato allo Stelvio (915 m s.l.m.), sale per quasi 26 km con pendenze via via crescenti (circa l'11% nell'ultimo chilometro). La prima parte della salita (primi 8 km) è la più pedalabile con pendenze intorno al 5%. Poi, superato il bivio per Solda dopo un falsopiano, iniziano i 48 tornanti con pendenze medie intorno all'8-9%. Si sale regolari, passando per Trafoi, fino al passo con gli ultimi km un po' più duri dei precedenti. La pendenza media è del 7,7%, la pendenza massima è dell'11% per un dislivello complessivo che supera i 1800 m[5].
Sul versante lombardo la salita inizia da Bormio (1225 m s.l.m.), ha meno dislivello, è lunga circa 21,5 km e conta 36 tornanti; dopo circa 15 km vi è il Pian di Grembo un tratto di circa un chilometro con pendenze modeste. Gli ultimi 2-3 km, i più duri, si attestano intorno all'8%. La pendenza media è del 7,1%, quella massima del 9,5% (tra il km 10 e il km 11), per un dislivello complessivo che supera i 1500 m[6].
Il terzo accesso al passo che parte da Santa Maria Val Monastero (1375 m s.l.m.) nel comune svizzero di Val Müstair corre in buona parte in territorio elvetico, per poi ricongiungersi in località Giogo di Santa Maria-Passo dell'Umbrail (2503 m s.l.m.) al versante di Bormio, a circa 3 km dalla vetta dello Stelvio. La strada che porta fino al valico italo-svizzero è lunga circa 13 km, si presenta stretta (per 2,5 chilometri sterrata) e pendente, con punte fino al 14% con un dislivello che supera i 1100 m cui si aggiungono poi i 250 m finali in territorio italiano per un totale di quasi 1400 m.
La quota elevata che si raggiunge e la conseguente rarefazione dell'aria[8] complicano ulteriormente la scalata.


Il passo del Mortirolo dal versante nord, con inizio a Mazzo di Valtellina (552 m s.l.m.), oggi è considerato come una delle salite più dure d'Europa, assieme allo Zoncolan e all'Angliru, ed è meta di "pellegrinaggio" di molti cicloamatori che si cimentano nella difficile scalata; presenta una lunghezza di circa 12,5 chilometri per un dislivello di 1300 metri: la pendenza media è superiore al 10% (10,45%) e vi sono diversi settori con punte fino al 18%. Nel tratto tra il terzo e il nono chilometro le pendenze non scendono mai sotto l'11%, salvo addolcirsi solamente negli ultimi chilometri. I migliori professionisti lo percorrono in meno di 45 minuti (Ivan Gotti che detiene il record impiegò 42'40" nel Giro d'Italia 1996 e 43'10" nel Giro d'Italia 1997). Di pendenza media analoga, ma più irregolare e con un tratto cementato, è il percorso che sempre da nord parte da Tovo di Sant'Agata.
Il versante sud di Edolo, misura 17,2 chilometri, parte da quota 699 metri e ha una pendenza media del 6,7%; è più facile anche se più lungo. Si parte da Edolo e per il primo tratto di salita si segue la statale della Val Camonica per poi svoltare per Monno (1066 m s.l.m.), dove inizia la vera salita di 11,2 chilometri; vi sono alcuni tornanti abbastanza impegnativi ma poi la salita è regolare (circa al 6-7%) fino al quattordicesimo chilometro dove c'è addirittura un breve tratto in falsopiano. Il tratto più duro arriva in prossimità del sedicesimo chilometro, a quota 1720 m, con più di 500 metri abbondantemente sopra il 10%. Da questo versante il Giro transitò una sola volta, nel 1990 (la prima in assoluto sul Mortirolo), e vide transitare per primo sul passo Leonardo Sierra che poi vinse anche la tappa che si concludeva all'Aprica con partenza da Moena. Il versante ovest dall'Aprica passante per Trivigno è invece il più lungo (circa 25 km) e il più facile con un lungo tratto suggestivo in quota (max 1940m s.l.m. circa) dopo un'ascesa di 12,2 km al 6% circa fino a poco dopo Trivigno. Una variante è quella che da Ronco di Corteno Golgi in Valcamonica sale al Monte Padrio (8,4 km al 10,7% di pendenza media) e quella che da Tirano in Valtellina sale a Trivigno (17 km al 7.4% di pendenza media): entrambe hanno poi in comune l'ultimo tratto in quota del versante dall'Aprica fino al Mortirolo.

Presso il passo di Resia si trovavano tre laghi naturali: il lago di Resia, il lago di Curon detto anche lago di Mezzo (ted. Grauner See o Mittersee) e il lago di San Valentino alla Muta. La costruzione di una grande diga nel 1950 unificò i primi due precedenti laghi e sommerse l'antico abitato di Curon Venosta che venne ricostruito più a monte. 163 case e 523 ettari di terreno coltivato a frutta furono sommersi. Se ne ricavò il bacino dell'attuale lago, lungo 6 km e largo 1 km nel punto di massima larghezza.
L'idea di sfruttare questi tre laghi per la produzione di energia idroelettrica risale all'anno 1910, ma solo nel 1920 furono presentate le relative domande per la concessione. Nel 1923 la stessa società che richiese la concessione (Comitato Promotore della Società Elettrica Alto Adige) entrò a far parte del gruppo Montecatini.
I lavori iniziarono nel '39, ma per l'inizio della guerra furono prima rallentati e poi sospesi nel '43. Nel '46 nonostante la difficoltà economica del dopo guerra, e la mancanza di tutte le materie prime necessarie alla continuazione dell'opera, i lavori furono ripresi anche grazie a investimenti svizzeri ed ultimati con l'inaugurazione il 28 agosto 1949.
Naturalmente le difficoltà più grandi si ebbero per la mancanza delle indispensabili materie prime. Fu infatti importata per la prima volta della glicerina dall'Argentina per poterla usare come esplosivo. Fu inoltre portato il legname dalla Sila ed il cemento con i camion e convogli ferroviari dal nord Italia.
Ai lavori parteciparono 7.000 operai, per mille giornate lavorative, con un costo di 25 miliardi di lire. In totale furono scavati 35 chilometri di tunnel sotterranei, ed utilizzati 1,5 milioni di quintali di cemento, 10.000 t di ferro e 800 t d'esplosivo. Ma il costo più elevato fu quello di dover radere al suolo completamente il centro abitato di Curon Venosta, e parzialmente quello di Resia, che vennero ricostruiti in posizioni più elevate.
La costruzione della diga accese vive proteste tra gli abitanti del luogo, i quali interpretarono ciò come un gesto di sfregio del governo di Roma nei confronti dei sudtirolesi. Questi si recarono dal papa per scongiurare la realizzazione dell'opera, ma ciò non servì.
La cima del vecchio campanile di Curon (Graun) emerge dalle acque ed è tuttora visibile; la struttura risale al 1357, mentre la chiesa che vi era annessa era stata costruita nel 1832-38.[4] In inverno, quando il lago gela, il campanile è raggiungibile a piedi. Una leggenda racconta che in alcune giornate d'inverno si sentano ancora suonare le campane (che invece furono rimosse dal campanile il 18 luglio 1950, prima della formazione del lago).
La chiesa di cui fa parte il campanile fu costruita verso la metà del Trecento. Il 9 luglio 2009 sono stati conclusi dei lavori di restauro del campanile romanico; il livello dell'acqua del lago era stato precedentemente (a maggio) leggermente abbassato per permettere i lavori di risanamento sulla statica della struttura, ma anche sulle crepe che erano presenti negli angoli delle facciate nord e nord-est, causate con tutta probabilità delle infiltrazioni dell'acqua nelle piccole fessure e alle sue successive gelate invernali.


Strumentazione:
Per tracciare il percorso abbiamo usato il software Tyre con l'abbinamento di Google Maps, software free molto potente, il software Autoroute© 2010, la carta stradale della Lombardia , Svizzera e Austria, durante il tragitto ci siamo serviti del navigatore satellitare Tom-Tom Rider.

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File itinerario:  Gallery Foto:  Mappa Itinerario:  Roadbook
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